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L’asse Forza Italia-Lega può arrivare al 35%

La federazione di centrodestra tra la Lega e Forza Italia è un investimento. Una puntata ambiziosa sul successo del governo di Mario Draghi, sulla voglia di stabilità degli italiani, sul canto del cigno della stagione populista. Un’operazione che porterebbe alla nascita «del partito più importante dell’attuale maggioranza che sostiene Draghi».

Potenzialmente quanto potrebbe valere la fusione?

«Credo che l’obiettivo di questa operazione sia di arrivare tra il 30% e il 35%. Ciò vuol dire, di fatto, avere un consenso analogo a quello che aveva la Lega alle europee del 2019, quando ottenne il 34%. Sicuramente l’intento è anche quello di rubare voti a una Giorgia Meloni in costante crescita».

Ma Fratelli d’Italia non occupa uno spazio diverso rispetto a quello dei moderati?

«L’idea di Salvini però nasce sicuramente da un inseguimento con la Meloni. Poi c’è la scommessa di intestarsi l’iniziativa che ha portato al governo Draghi. È chiaro che la federazione tra Forza Italia e la Lega ha più successo se maggiore è l’apprezzamento per l’attuale esecutivo tra gli elettori di centrodestra. Un’approvazione che al momento c’è, dovuta al clima favorevole per le riaperture e al successo della campagna vaccinale. L’operazione è potenzialmente interessante, anche se non possiamo escludere che tra sei – sette mesi il clima sia diverso».

Le alternative però sono poche.

«Probabilmente sì. Dal mio punto di vista questa mossa da parte di Salvini punta a mettere la bandierina sull’area più moderata del centrodestra. Se vogliamo, è una strada che hanno tentato, da sinistra, Matteo Renzi e Carlo Calenda».

La differenza è che sulla federazione potrebbe esserci il cappello di Silvio Berlusconi.

«Esatto, questa è la differenza sostanziale rispetto a quanto hanno provato a fare alcuni politici che provengono dal centrosinistra. Stavolta l’iniziativa arriva da destra. Dal punto di vista dei numeri, quel che è certo è che le fusioni non hanno quasi mai come risultato la somma algebrica dei consensi dei partiti che si uniscono».

In questo caso sarà di più o di meno della somma dei voti di Lega e Fi?

«Non possiamo prevederlo con certezza. Ma è lampante che l’obiettivo è salire per arrivare al 30%, andando verso il 35%. Alla fine le persone votano alle elezioni, non durante i sondaggi, e soprattutto prendono in considerazione le opzioni che sono davvero in campo. Comunque è vero che noi addetti ai lavori siamo interessati a misurare i fenomeni nuovi».

Potremmo essere di fronte alla forza politica egemone nel governo Draghi

«Se nascesse, sarebbe sicuramente il partito più grande della maggioranza. Un partito che potrebbe valere il 30% e che in Parlamento peserebbe moltissimo. Sarebbe un investimento sulla figura di Draghi, mentre per il centrosinistra sarebbe un rischio lasciare il premier al centrodestra. Questa mossa rischia di allontanare Draghi dal centrosinistra».

Letta è stato già smentito dal premier sulla tassa di successione.

«Un Draghi sempre più popolare potrebbe essere un problema per il Pd. La scommessa del centrodestra invece è che l’elettorato abbia voglia di stabilità e moderazione, non più di rottura e partiti alternativi al sistema».

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