Angela Merkel rischia di abbandonare nel peggior modo possibile.

Dipoliticanews24ore

Mar 18, 2021

Il giudizio, implacabile, arriva dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung. In un editoriale di Johannes Pennekamp si mette in discussione la gestione della pandemia da parte del governo federale: “Troppa cautela è fatale. Nella gestione tedesca della pandemia, il principio della massima sicurezza possibile ha sempre avuto la precedenza sull’azione pragmatica”. Un “gioco sul sicuro” che avrebbe determinato i “ritardi” e dunque il fallimento dell’esecutivo di Angela Merkel. A far deflagrare una sentenza tanto severa sull’imperatrice d’Europa è stato lo stop, imposto sostanzialmente a quasi tutta l’Ue senza consultare neanche l’Ema, delle somministrazioni del vaccino AstraZeneca lo scorso lunedì. Un passo improntato appunto alla massima cautela che tuttavia non avrebbe tenuto conto di solide evidenze scientifiche e soprattutto delle ricadute sulla complicata macchina delle vaccinazioni che in Europa stenta a ingranare. Nel frattempo per la Cdu sono arrivate le sconfitte elettorali in Renania-Palatinato e nel Baden Wuerttemberg che, unite al cortocircuito sanitario della settimana, stanno disegnando una grigia uscita di scena per la cancelliera. Arrivata al suo quarto (e a suo dire ultimo) mandato ma di certo intenzionata a lasciare un’eredità diversa prima delle elezioni federali del 26 settembre. Magari quel vaccino a ogni tedesco promesso entro il 21 settembre e che non sembra più così a portata di mano, anzi di braccio. Con lei è stato travolto il 40enne Jens Spahn, ministro della sanità, che ha appunto costretto i grandi dell’Ue ad accodarsi nel giro di poche ore senza troppo tempo per valutare, decidere, discutere. Macron l’ha scoperto quasi per sbaglio. Compromettendo così la fiducia su un prodotto che se da mesi accumulava polemiche e dubbi, dopo questa settimana rischia di vedere ulteriormente intaccata la sua affidabilità, nonostante il sicuro pronunciamento dell’Agenzia europea del farmaco: dettagli a parte, bisognerà infatti capire se e come verrà accettato dalla popolazione. Chissà che non se ne debba ipotizzare un altro utilizzo, tipo vaccino libero a disposizione, in ordine di età, di chiunque lo desideri ma senza includerlo nelle fasi riservate alle fasce prioritarie. Anche la Süddeutsche Zeitung ha attaccato Spahn, di cui i principali leader dell’opposizione chiedono la testa, spiegando che non deve “nascondersi dietro la scienza”: “Nel caso AstraZeneca, il ministro della Salute Spahn pretende che non si tratti di una decisione politica, ma puramente tecnica. Ma un ministro non dovrebbe nascondersi dietro la scienza”.

i prepara insomma il post-Merkel. Anzitutto in patria, dove la prospettiva di un futuro governo senza i cristiano-democratici appare sempre meno improbabile, proprio per come il governo ha disastrosamente condotto il paese durante la pandemia e la lunga stagione dei lockdown, tuttora in corso e ricca di contraddizioni. Fatta esclusione per il secondo governo della cancelliera, potrebbe dunque determinarsi il rovesciamento del quadro che contraddistingue la scena politica dal 2005, quello della “Große Koalition” con il Partito socialdemocratico. I sondaggi danno la Cdu, da poco guidata dal primo ministro del NordReno-Westfalia Armin Laschet, in calo e i Verdi in crescita. Il paese sembra dunque rimasto prigioniero del suo stesso stereotipo di efficienza, soprattutto dopo i primi mesi in cui il sistema sanitario ha retto meglio rispetto ai vicini europei, ma la campagna vaccinale va a rilento e gli infiniti lockdown che stanno mettendo in ginocchio la società non funzionano perché l’incidenza per 100mila abitanti risale in molti lander. Nel frattempo l’esecutivo fa la voce grossa con i deboli e si piega con i forti, per esempio i grandi gruppi industriali, a cui non è stato mai imposta una legge sul lavoro in remoto.

Anche i movimenti europei, con l’asse Draghi-Macron, confermano d’altronde l’inizio della fine dell’era Merkel e una probabile rinnovata contrapposizione fra la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e la coppia italofrancese. C’è infatti da aggiungere che proprio sotto la guida dell’ex ministra della difesa tedesca e nel corso del semestre europeo a guida di Berlino si è per altro consumata gran parte della penosa trattativa con i colossi farmaceutici per l’acquisto delle dosi dei vaccini. Vicenda ancora irrisolta e con cui continueremo a fare i conti per mesi (la solita AstraZeneca ha annunciato che nel secondo semestre 70 milioni di dosi contro i 180 previsti dai contratti).

Colti in contropiede dalla decisione sul vaccino del gruppo anglosvedese, il presidente del Consiglio italiano e quello della Repubblica francese già nelle prossime ore rilanceranno in modo netto e coordinato, anche con la Spagna e tirando dentro la Germania, la vaccinazione di massa. I prossimi mesi serviranno dunque a costruire qualcosa di profondamente diverso dall’asse franco-tedesco: se è vero che la volontà di Parigi e Berlino ha portato a casa il Recovery Fund con un traguardo oggettivamente storico, un anno dopo quel sodalizio non sembra in grado di governare l’altra gamba della risposta al coronavirus: una campagna vaccinale efficiente, veloce, rassicurante, con buona disponibilità di dosi. Che ci possa riuscire un asse italo-francese è francamente difficile da dire, ma senz’altro l’ultima mossa della cancelliera ha per ora congelato lo storico paradigma su cui si regge l’Unione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *